Il Barocco di Lecce

Chiesa di Santa Croce a Lecce
3 Mar

Cosa vedere a Lecce: il Barocco

La città di Lecce, capoluogo del Salento, è particolarmente nota per l’esuberanza delle decorazioni barocche di chiese e palazzi del centro storico, da cui l’appellativo di “Firenze del Sud”.

L’arte barocca si diffuse in maniera rilevante a Lecce e provincia nella seconda metà del XVII secolo. A favorirne la diffusione, oltre al contesto storico, fu la tipologia della pietra locale, detta pietra leccese, impiegata per la realizzazione delle opere barocche: un calcare tenero e compatto dai toni caldi e dorati che si presta ad essere lavorata facilmente con lo scalpellino.

Passeggiata nel barocco di Lecce

Passeggiando per il centro storico cittadino è facile ritrovarsi in cortili affascinanti o scorgere suggestivi scorci barocchi, ma è in particolare nelle chiese e nei palazzi che il fasto del barocco leccese è evidente in tutto il suo splendore.

Da non perdere a Lecce

In Piazza Sant’Oronzo, cuore del centro storico cittadino, è possibile ammirare il maestoso Palazzo del seggio, noto come “il Sedile”, costruito nel 1592, sede delle riunioni comunali della città fino all’ Ottocento.
Salendo per il borgo antico si giunge a Piazza Duomo, teatrale e scenografica, il tripudio del barocco salentino, particolarmente mirabile sul Palazzo del Seminario.
Notevoli anche le chiese di Santa Teresa, di Sant’ Anna e la magnifica Basilica di San Giovanni Battista del Rosario, che si susseguono lungo via Libertini.
Ma l’indiscussa protagonista del barocco leccese è la Basilica di Santa Croce, la cui costruzione fu terminata nel 1699. La facciata della basilica, oggi considerata uno degli elementi più rappresentativi della città, è un meraviglioso esempio di decorazione barocca. A seguire si trova Palazzo dei Celestini, sede attuale della provincia, che forma un unico corpo con la Basilica.

Lungo le vie pedonali del centro storico della città, si susseguono i numerosi laboratori di lavorazione della pietra leccese: arte ancora viva grazie all’estro pratico e alla creatività dei mastri scalpellini.